venerdì 25 luglio 2014

Visita al Birrificio Montegioco

Il birrificio nasce nel 2005 a Montegioco, in provincia di Alessandria, e negli ultimi anni si è guadagnato - a detta di tutti - un posto stabile fra i migliori micro-birrifici artigianali italiani. "Micro" lo è davvero perché, mentre altri suoi illustri colleghi hanno aumentato la capacità produttiva dell'impianto per far fronte alla forte ascesa della birra artigianale, Riccardo Franzosi (Birraio di Montegioco) ha deciso di non farsi tentare dal mercato in espansione e tutt'oggi va avanti con un tino di cottura della capacità di 600-700 litri circa. 



                                                                             

Vale proprio la pena di dire che per Montegioco La Qualità è più importante della quantità. Il risultato è che spesso le birre di Montegioco finiscono in un lampo e risulta quasi impossibile reperirle anche per diversi mesi. Questo ha portato molti, sopratutto clienti stranieri, a prenotare con mesi di anticipo birre del calibro della Quarta Runa. Questa birra è prodotta con l'aggiunta di vere pesche di Volpedo che vanno a costituire ben il 20% del mosto. Per la stragrande maggioranza degli appassionati, questa fruit beer è considerata un'eccellenza del "made in Italy" e un fiore all'occhiello per tutto il movimento artigianale italiano...>>>


venerdì 20 giugno 2014

Birrificio Via Priula e le sue creazioni

Via Priula è un birrificio che nasce a San Pellegrino Terme nel 2010. In realtà non si tratta di un vero e proprio "birrificio", in quanto non possiede un'impianto di proprietà. Via Priula, quindi, rientra nella categoria delle "Beer Firm". Di cosa stiamo parlando? Si tratta di un birrificio che produce la propria birra usufruendo dell'impianto produttivo di un altro birrificio. I puristi guardano spesso con disprezzo o quantomeno con molta diffidenza chi apre una Beer Firm. Negli ultimi anni stiamo vivendo un vero e proprio boom di aperture di "birrifici", ma molte di queste sono in realtà delle Beer Firm. Capire se dietro a queste aperture ci siano persone preparate e appassionate che fanno produrre la PROPRIA ricetta da un altro birrificio solo per necessità economiche o se, invece, dietro ci sia qualche imprenditore che ha fiutato la possibilità di fare soldi nel mercato delle birre artigianali, non è mai così facile capirlo...fino all'assaggio delle birre prodotte! A quel punto si capisce (quasi) sempre se ci troviamo di fronte a una mera operazione commerciale o al prodotto di un artigiano birraio appassionato e creativo. Via Priula credo rientri nel secondo caso. Negli anni si sono appoggiati a Babb e ad Hibu (ma forse anche ad altri birrifici di cui non sono a conoscenza). Negli ultimi tre anni Via Priula si è fatto largo nel mercato delle birre artigianali proponendo - a mio avviso - prodotti particolari e piacevoli, tant'è che oggi risulta essere una delle Beer Firm più "storiche" e importanti d'Italia, apprezzata da molti per la qualità delle sue produzioni.
Perché particolari? Perché questa Beer Firm produce 5 birre, fra cui una Russian Imperial Stout e ben 2 birre alla frutta. 
Mi sembrano scelte interessanti, di certo non banali o troppo commerciali. Per questo motivo mi erano subito saltati all'occhio, ma non ho mai avuto modo di provare nessuna delle loro creazioni fino all'anno scorso. 

La prima loro birra che ho assaggiato è stata la Bacio, una American Pale Ale. Qualcuno può pensare che l'abbia presa perché di questi tempi vanno di moda, invece ricordo che la comprai perché mi sorprese il fatto che avesse solo 4.5% gradi alcolici (o giù di lì). Oggi è arrivata fino al 4.9%, ma rimane comunque una gradazione relativamente bassa per questo stile. 
Stappata e posata nel bicchiere, si presenta subito con una schiuma candida, abbondante e persistente. Aromi intensi, fruttati e agrumati. In bocca un gran carattere luppolato, ma allo stesso tempo delicata e beverina. La finii in 3 minuti scarsi. Era una 33cl. 
Da quel momento, nel giro di qualche mese, le ho provate tutte e in questo post vorrei spulciarle una ad una...>>>

mercoledì 14 maggio 2014

Pils Pride 2014 al Birrificio Italiano

Il Pils Pride è un festival ideato dal Birrificio Italiano con lo scopo di celebrare e dare nuovo lustro allo stile birrario più famoso al mondo (e spesso anche il più sottovalutato).
Solitamente con il termine "Pils" (Pilsen, Pilsner e via dicendo) si identificano tutte quelle birre a bassa fermentazione, chiare, con basso contenuto alcolico, dotate di aromi floreali ed erbacei su una base maltata mielosa e con un amaro elegante e persistente nel finale.
Sul sito del Pils Pride vengono sapientemente riassunte così: "Amaro, secchezza, aroma erbaceo di luppolo e fiori, uniti in un delicato equilibrio ad un malto mieloso e ricco. Pils Pride vuole riunire le Pils di carattere, ridare dignità a questa tipologia birraria e farne tornare orgogliosi i birrai e gli appassionati consumatori". Questo è lo spirito del Pils Pride! :D

Da sinistra: Zwickl Pils by Gänstaller Bräu (Ger), Bayern by Thornbridge (Eng), Pils by Klosterbrauerei Weibenohe (Ger).
Tutto è partito nel "lontano" 2007, quando parteciparono alla prima edizione 12 birrifici con 13 Pilsner. Di questi, ben cinque erano stranieri (quattro tedeschi e un americano). Praticamente la metà!

Quest'anno la manifestazione si è tenuta il weekend 10/11 maggio al Birrificio Italiano (Lurago Marinone) raggiungendo il traguardo ragguardevole dell' 8a Edizione. I birrifici artigianali partecipanti erano 18 (11 italiani, 3 tedeschi, 3 americani e 1 inglese) con ben 23 Pils presenti, conquistando così il nuovo record del festival.
Quest'anno, per la prima volta, si è tenuto anche un evento gemello a Londra. Il pub "The Finborough Arms" ha infatti organizzato un proprio Pils Pride in contemporanea con il festival italiano. Chissà che l'anno prossimo l'iniziativa non possa coinvolgere anche altri pub in giro per il mondo! :)
Veniamo ora alle birre...>>>

mercoledì 30 aprile 2014

La temperatura è importante: mai bere birre ghiacciate!

Ormai siamo in piena Primavera e le temperature si stanno gradualmente alzando. Le giornate di sole si moltiplicano e una bella birra fresca ci sta sempre meglio.
Non a caso ho utilizzato l'aggettivo "fresca".
Con l'avvento dell'estate, sempre più spesso c'è chi si avvicinerà al bancone dei bar chiedendo una bella birra "ghiacciata". Non importa che sia una Pils, una Tripel, una Porter o un Lambic...ciò che conta è che sia "la più fredda che hai".
L'idea che la birra sia una bevanda prettamente estiva da bere congelata è un clichè veramente duro a morire.
Il consumatore medio è abituato da tutta la vita a bere birre congelate, sia fuori casa che fra le mura domestiche. L'immagine più comune che mi viene in mente è: divano + tv + pizza + birra industriale ghiacciata. Chi non l'ha fatto almeno una volta nella vita? :D



E' necessario però fare delle distinzioni. Non tutte le birre sono uguali e, di conseguenza, non tutte le birre vanno bevute alla stessa temperatura, a maggior ragione se quella temperatura è tipica del polo nord! ...>>>

domenica 9 marzo 2014

Spillatura delle birre: un'arte incompresa!

La spillatura è un processo mediante il quale la birra viene trasportata dal fusto al bicchiere. In base allo stile birrario e alle caratteristiche della specifica birra, durante la spillatura si può formare o meno uno strato di schiuma che può avere caratteristiche molto differenti (colore, sapore, finezza, spessore, compattezza, aderenza, persistenza...).
Esistono diversi tipi di spillature e diverse tecniche per spillare una birra...

TIPI DI SPILLATURA

- Birra a "caduta": in epoca vittoriana la birra era contenuta in grandi botti di legno situate dietro al bancone e veniva servita tramite un rubinetto che sfruttava la gravità. Oggi questa modalità di spillatura viene adoperata poco e solo in rare occasioni ed eventi, come ad esempio alcuni festival della birra.

- Birra a "pompa": per permettere la conservazione dei barili in cantine fresche, fu inventata una macchina provvista di pompa a pistone cilindrico con delle valvole che evitavano il riflusso della bevanda. Attraverso l'azione manuale, il publican azionava la pompa e la birra veniva risucchiata dal fusto e portata al rubinetto. E'una modalità storicamente anglosassone, oggi largamente utilizzata nei pub specializzati in birre inglesi e artigianali di molte parti del mondo...>>>


venerdì 21 febbraio 2014

Parliamo un po' di luppolo...

Chi scoprì le qualità del luppolo e lo inserì ufficialmente tra gli ingredienti della birra?

"Hildegard von Bingen (1098-1179), badessa del monastero femminile benedettino di San Rupertsberg, diede un grande contributo alle scienze naturali, scrivendo due trattati enciclopedici che raccoglievano tutto il sapere botanico del suo tempo.
Nel primo dei due trattati, Physica, nel Libro I, capitolo 61 intitolato "De Hoppo", Ildegarda parla del luppolo e, descrivendo la pianta, ne parla come di una pianta che non apporta molti benefici all'uomo, perché ne fa crescere la malinconia e rende la sua anima triste, appesantendone anche i suoi organi interni. In virtù, però, della sua capacità amaricante, il luppolo dimostra di avere il potere di preservare alcune bevande (nel testo originale si trova il termine latino in potibus) dal rischio della putrefazioni (putredines prohibet in amaritudine sua) e ne consiglia quindi l’uso solo in quest'ottica. In un capitolo successivo, la monaca naturalista tedesca parla anche di un possibile “succedaneo” del luppolo, il frassino, le cui foglie consiglia di usare in abbondanza a tutti coloro che volessero fare della birra con avena ma senza luppolo. Ildegarda sarebbe stata quindi la prima a mettere per iscritto alcune delle peculiari caratteristiche del luppolo, pianta già coltivata dalla metà del IX secolo nella zona di Hallertau, in Baviera." [inbirrerya.com]  >>>


lunedì 13 gennaio 2014

REGOLA N°1: la birra "doppio malto" non esiste.


Un tizio entra in un pub e chiede:

1) una birra "doppio malto"!
2) una birra "triplo malto"!
3) una "single malt"!

...e il publican dietro al bancone lo vorrebbe uccidere...

Fine.



Questo non è un quiz e neanche una barzelletta; è la realtà quotidiana che si trovano ad affrontare le birrerie italiane. La stragrande maggioranza degli appassionati sa di cosa sto parlando, perché sa benissimo che quelle fantomatiche tipologie di birra non esistono.

IL PROBLEMA E' CHE IL 99% DEI CONSUMATORI NON LO SA, ed è anche convinto che a quei nomi corrispondano delle caratteristiche ben definite.

Tutto nasce dalla diffusione del termine "doppio malto": questa fantomatica birra è considerata più alcolica della media, più corposa, più densa e strutturata. C'è chi addirittura la considera (a priori) più amara o più dolce delle altre o, ancora, esclusivamente bionda o esclusivamente rossa. L'opinione varia a seconda delle esperienze gustative di ognuno, ovviamente. 
Il consumatore medio crede che la "doppio malto" sia una birra 'particolare', 'diversa', 'speciale', ma soprattutto è convinto che venga fatta con il doppio del malto rispetto alle altre; altri invece credono che sia fatta con due tipi di malti diversi. 
Che dire... un gran bel minestrone!
Da questi concetti errati nascono anche altri mostri come la "single malt" e la "triplo malto". 
La prima verrebbe fatta con 1 solo malto, mentre la seconda sarebbe prodotta con 3 tipi di malto o con il triplo del malto rispetto a una birra 'normale'. Questo la renderebbe una "super" birra, "super" alcolica e "super" corposa. 

NULLA DI PIU' SBAGLIATO.

DIMENTICATE TUTTO!!! ...>>>