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mercoledì 27 luglio 2016

Un Tranquillo Weekend di Birra a Roma

Fontana di Trevi
Ero già stato a Roma tre volte, anche per la birra artigianale. L'ultimo viaggio risale a ottobre 2015, in occasione di EurHop!. Quella volta mi concentrai soprattutto sul festival, ma non persi occasione di far visita anche ad alcuni famosi locali. Lo scorso weekend, sono tornato in alcuni di quegli stessi posti, ma ho visitato soprattutto altri pub e beershop, fra cui alcuni di recente apertura. Segue il report di una "48 ore" birraria piuttosto intensa:

DOMUS BIRRAE
via Cavour 88
Appena ho messo piede a Termini, mi sono fiondato al Domus Birrae (famoso beershop della Capitale) omonimo del più importante distributore di birre artigianali di Roma. Il negozio è composto da due sale: nella prima ci sono alcuni frigoriferi dove si può prendere qualche bottiglia o lattina da stappare anche al momento, mentre nella seconda ci sono molti più scaffali pieni di birre di ogni tipo. Essendo un beershop "classico" non ci sono posti a sedere, bancone o spine. Utile per "fare la spesa" prima di ripartire grazie alla vicinanza alla stazione.

OPEN BALADIN
via degli Specchi 6
Uno dei locali di birra più famosi di Roma. Nato nel 2009, l'Open è diventato in breve tempo un punto di riferimento per gli appassionati, ma soprattutto per i turisti birrofili che inondano ogni giorno il centro città e Campo de' Fiori. Presenta un ampio bancone dotato di ben 40 vie, di cui la maggior parte italiane, e due sale con tavoli e sgabelli. Oltre alla birra, ha un menù interessante che propone classici della cucina romana e i gettonatissimi hamburger gourmet. Da visitare almeno una volta.

MA CHE SIETE VENUTI A FA'
via Benedetta 25
Molti direbbero che si tratta del craft beer pub per antonomasia. Il "Macche" è probabilmente il locale italiano di birra artigianale più conosciuto al mondo. E' stato nominato su Ratebeer "Best Beer Bar 2010", cioè il miglior bar al mondo di birra artigianale. Si trova nel cuore di Trastevere e propone 14 spine e 2 pompe di birre artigianali internazionali a rotazione. L'interno non è molto ampio, anzi è piuttosto claustrofobico. Oltre alla zona bancone (dotata di qualche sgabello), presenta anche un paio di salette (di cui una al piano inferiore), ma la maggior parte della gente preferisce bere in mezzo alla strada, quando il tempo lo permette. Meta di pellegrinaggio ...>>>

martedì 29 dicembre 2015

La birra artigianale italiana (non) esiste. Buoni propositi per il 2016...

Cosa serve oggi alla birra artigianale italiana?
Prima di tutto: essere riconosciuta. Forse non tutti lo sanno, ma la birra artigianale italiana non è ancora stata riconosciuta a livello legislativo. Sembra assurdo, però è così. Di fatto, gli artigiani italiani non possono scrivere sulle etichette delle proprie bottiglie “birra artigianale”, perché per la legge italiana la birra artigianale semplicemente non esiste. Qualcuno negli anni passati ci ha provato comunque – chi per ignoranza e chi per provocazione – ma è stato prontamente richiamato e in alcuni casi anche multato.
Nel 2016, sarà (forse) il caso di rimediare a questa assurdità. Fra le buone intenzioni per il nuovo anno ci mettiamo quindi l'aggiornamento delle nostre leggi (obsolete) sulla birra. 
Il disegno di legge 3119, che punta a semplificare il settore alimentare, può essere un ottimo veicolo per riconoscere le esigenze legittime di centinaia di micro-birrifici, oggi penalizzati dal fisco rispetto ai concorrenti europei e sottoposti a dubbie interpretazioni da parte della burocrazia pubblica.
Per questo motivo, lo scorso 16 dicembre si è tenuta al Ministero dell'Agricoltura un'audizione tra i rappresentanti delle maggiori associazioni birrarie nazionali (Unionbirrai, AssoBirra e CNA in prima linea) e quelli dei vari partiti.
Ne è uscito un quadro abbastanza variegato, con problematiche più o meno urgenti, ma quello che ho potuto constatare è stato il sincero interesse da parte dei politici (e anche una discreta preparazione sull'argomento da parte di alcuni di loro). Ed ecco quali sono le maggiori richieste che i birrifici artigianali reclamano a gran voce:

DIMINUZIONE DELLE ACCISE
L'accisa è un'imposta “di produzione” che grava solo su alcune tipologie di prodotti (benzina, luce, gas, alcolici, tabacchi...). Si tratta di un tributo “indiretto” perché il produttore - che è colui che fisicamente paga - gira indirettamente l'imposta al consumatore, aumentando il prezzo finale del prodotto. Rispetto al limitato costo di produzione, l'accisa condiziona fortemente il prezzo finale di vendita, aumentandolo di un'alta percentuale. Di fatto, quindi, colui che finanzia l'imposta è il consumatore, ma i danni di un'accisa alta si ripercuotono ovviamente anche sui produttori e sull'intero comparto in generale.
Per quanto riguarda gli alcolici, gli unici prodotti italiani soggetti al pagamento dell'accisa sono l'alcol etilico (che comunque vanta una delle accise più basse d'Europa) e la birra. Il vino e le altre bevande fermentate sono totalmente esenti dal pagamento di qualsivoglia tassa di produzione.
Di fatto, la birra risulta essere l'unica bevanda fermentata - nonché l'unica bevanda da pasto - a pagare accise.
Discriminazione? Direi di sì. Qualcuno potrebbe sentirsi in diritto di difendere il vino, dicendo che l'Italia è il paese vinicolo per (quantità ed) eccellenza ed è quindi giusto che sia fiscalmente privilegiato. Potrei anche essere d'accordo, se ciò non determinasse indirettamente un reiterato appesantimento fiscale nei confronti delle altre bevande concorrenti, in particolare per la birra (che è il maggior competitor del vino come bevanda da pasto a bassa gradazione alcolica). L'anomalia tutta italiana è facilmente visibile. Persino la Francia, che rappresenta il nostro più storico e stimato avversario, incassa delle accise sulla produzione del vino e questo permette di conseguenza di tenere più basse quelle sulla birra e sugli altri prodotti alcolici. Quello che ci si auspica è che anche in Italia si ottenga un minimo di equità.
Il punto più importante, però, non è tanto l'eterna rivalità vino-birra né tanto meno il pagamento delle accise in sé. Ciò che ha gettato nel panico i birrifici artigianali è stato il repentino aumento dell'imposta: negli ultimi 2 anni l'accisa sulla birra è stata aumentata in maniera indiscriminata, passando da 2,35 €/hl/°P (settembre 2013) a 3,04 €/hl/°P (1°gennaio 2015) ...>>>


mercoledì 18 novembre 2015

I Migliori Posti dove bere Birra Artigianale a Genova

Via Garibaldi
Negli ultimi anni stiamo assistendo alla nascita di tante attività legate alla birra artigianale. Vengono aperti quotidianamente nuovi microbirrifici, brewpub, indie pub, grastropub, beershop e via dicendo. Anche i ristoranti stanno iniziando a dare maggior importanza alle birre artigianali dotandosi di “carte” dedicate, come succede per il vino. Insomma, la birra non viene più intesa soltanto come la classica “bionda” ghiacciata da accompagnare alla pizza in estate, ma come una vera e propria bevanda adatta all'abbinamento dei più svariati piatti e magari da utilizzare anche all'interno delle ricette stesse.
Porto Antico al tramonto
Protagoniste di questa rivoluzione sono soprattutto le grandi città, dove si concentra il maggior numero di locali e dove l’interesse dei consumatori cresce in maniera esponenziale. Roma, Milano, Bologna e Firenze sono quelle che garantiscono l’offerta più ampia, ma anche altri centri stanno cominciando a dire la loro: uno di questi è Genova.
Fino a pochi anni fa, nel capoluogo ligure la birra artigianale era praticamente assente. Se eri fortunato riuscivi a trovare un irish pub o una trattoria che avesse giusto un paio di bottiglie di qualche birrificio locale e, per di più, a prezzi esorbitanti.
Porto di Genova
Lo stesso discorso valeva per quelle enoteche - un po’ più virtuose - che, oltre ad avere vini e distillati, si avvalevano anche di qualche famosa etichetta artigianale italiana.
Ricordo anche un Italia Beer Festival svoltosi a Sampierdarena nel 2011 che si rivelò un flop totale. Oggi però la situazione è cambiata. Il Genova Beer Festival 2015 è stato un successo e nel mio recente soggiorno a Zena ho potuto constatare di persona che la scena birraria locale sta (lentamente) evolvendo. Ecco, quindi, la lista dei locali che preferisco:

San lorenzo
Non me ne vogliano gli altri, ma da oggi considero la Scurreria il miglior locale della città per bere una birra artigianale di qualità. Questa birreria si trova di fianco alla cattedrale di San Lorenzo.
Ha aperto i battenti solamente il 21 maggio scorso, ma si è distinta da subito. Il locale non è fatto a immagine e somiglianza di una classica birreria “tutto legno e sgabelli”, ma è stata realizzata con un design più moderno e curato. Ai puristi dell’Irish Pub potrà non piacere ma io l’ho trovata il giusto compromesso fra vecchio e nuovo. Il bancone basso è molto "english" e la sua maggiore particolarità sono le spine che scendono dal soffitto (perché la cantina si trova al piano superiore).
I proprietari, Giorgio e Alessandro, sono preparati e molto appassionati e garantiscono un'offerta qualitativamente ineccepibile. Attualmente il banco dispone di 12 spine e 2 pompe inglesi, ma l’intenzione è quella di aggiungere Real Ale in cask e altre 2 pompe. Oltre a birre artigianali italiane si possono trovare anche molti prodotti stranieri (con un occhio di riguardo per la Franconia, di cui i gestori sono ottimi conoscitori).
E’ presente anche un frigo con alcune etichette in bottiglia di tutto rispetto (soprattutto acide e birre a lunga scadenza). La cucina è semplice ma con ingredienti di qualità: panini, piadine, hamburger, patate rustiche e la specialità della casa: i bagel. Gli orari di apertura sono un altro punto a favore: tutti i giorni dalle 12.00 alle 02.00 (orario continuato). Per quanto riguarda le birre, la rotazione è piuttosto veloce (e ammetto che la cosa mi ha felicemente sorpreso). Ne ho provate davvero tante. Inutile menzionarle una a una, anche perché non le ricordo tutte! Quelle che mi sono piaciute di più sono state le lager della Franconia alla spina, trovate tutte in splendida forma - cosa non affatto scontata! -, ma anche un grande classico come la Zinnebir di De la Senne (ottima e freschissima). Questo è il vero craft beer pub che a Genova mancava...>>>

venerdì 18 settembre 2015

Milano Beer Week 2015: i 10 eventi da non perdere!

Lunedì 21 Settembre inizierà la Milano Beer Week 2015, un'intera settimana dedicata alle birre artigianali e ai migliori locali della città in cui poterle degustare.
Giunto alla 2a edizione, questo vero e proprio Festival Birrario Cittadino nasce da un'idea di Maurizio Maestrelli (@Birragenda) che si è ispirato ad alcune famose manifestazioni d'oltreoceano (in particolare al San Francisco Beer Week e al Philadelphia Beer Week).

Gli obiettivi della MBW sono molteplici: valorizzare le produzioni birrarie di qualità, diffondere una cultura della birra che vada oltre i luoghi comuni e che permetta di apprezzare le tante e diverse sfumature di aromi e di gusto che ci sono tra una birra e l’altra, promuovere un consumo intelligente della birra, bevanda da sempre considerata socializzante e informale, valorizzare infine i migliori locali e gestori che s’impegnano a promuovere le piccole produzioni d’autore andando oltre i grandi brand industriali.
Non si tratta dunque di una normale “festa della birra” con un’unica location e un numero più o meno elevato di birrifici, ma di un vero e proprio festival diffuso in diversi ambienti tutti accomunati dalla passione e dalla valorizzazione delle birre d’autore.
Quest'anno sono stati selezionati ben 30 locali birrari (con un aumento del 40% rispetto ai "soli" 18 dell'anno scorso).

martedì 25 agosto 2015

Road Trip & Beer Hunting in Corsica

Sono appena tornato da 10 incredibili giorni passati in Corsica. Non la posso definire proprio una vacanza rilassante - sono tornato più stanco e acciaccato di prima -, ma più precisamente un viaggio. Un viaggio in cui ho girato su e giù per tutta l'isola, passando da spiagge caraibiche a escursioni in montagna, da piscine naturali immerse nella maquis a dolci colline coperte di vigneti e disperse nel nulla più incontaminato.
Non vi dirò quanto la Corsica sia fantastica e non scriverò neanche un resoconto completo del mio viaggio perché dovrei buttare giù almeno un post per ogni giorno passato sull'Ile de Beautè.
In questo report mi concentrerò maggiormente su un'attività in particolare che ho avuto il grande piacere di svolgere sull'isola, e cioè del sano (e difficile) beer hunting.
Qualcuno si starà chiedendo cosa voglia dire... Beh, proprio quello che il termine vuole sottintendere: "cacciare birre", cioè andare alla ricerca di birrifici e birre artigianali prodotte in terra Corsa.
Girando un po' su internet non sono riuscito a scovare quasi nessuna notizia sulla produzione di birra artigianale sull'isola.
Le uniche notizie che ho trovato riguardavano la famosa Brasserie Pietra. Si tratta dell'unico birrificio industriale Corso ed è situato a Furiani, poco a sud di Bastia. In Corsica potete trovare le sue birre praticamente ovunque, sia alla spina che in bottiglia. Non è così difficile da trovare anche in Italia, dove diverse birrerie offrono la loro birra alla castagna in bottiglia.
Aperta nel 1996, questa fabbrica di birra è nata dalla volontà di sviluppare sull'isola un progetto innovativo ma che potesse ascriversi alla storia ed alle produzioni locali. L'azienda produce anche bevande analcoliche come la Corsica Cola (dal 2003) e il famoso whisky corso P&M (dal 2004) in collaborazione con la locale distilleria artigianale Mavena di Alèria dei fratelli Venturini; in particolare, Pietra si occupa di scegliere il malto d'orzo migliore e di fermentare il mosto, mentre Mavena si occupa della distillazione. L'affinamento in botte, invece, avviene in Scozia. 
Consiglio a tutti di andare a visitare la cantina della Domaine Mavena dove potrete trovare centinaia di prodotti tipici corsi (vini AOP, liquori, distillati, conserve, mieli AOP, marmellate, formaggi AOP, olio d'oliva, salumi ecc ecc), molti dei quali possono essere degustati in loco. Interessante anche la visita alla distilleria, possibile solo su prenotazione.
Al momento Pietra offre 3 birre "fisse" (Pietra, Colomba e Serena), una natalizia (Pietra de Noel) e due recenti produzioni destinate presumibilmente alla grande distribuzione (Pietra Bionda alla castagna con 5,5% abv e Pietra Rossa ai lamponi con 6,5% abv)...>>>

giovedì 6 agosto 2015

Viaggio Birrario in Giappone. Parte I: Kyoto

Il Giappone è un paese davvero interessante e per certi versi molto “singolare”. La sua millenaria storia, i suoi abitanti, il cibo e la sua cultura ne fanno una nazione davvero affascinante.
Per quel che riguarda la birra, che qui è quello che ci interessa maggiormente, nel corso degli ultimi anni il Giappone si è rivelato un paese molto frizzante che sta offrendo sempre più prodotti che non hanno nulla da invidiare a quelli più blasonati di Stati Uniti ed Europa.
I locali visitati sono stati frutto di ricerche online e di consigli da parte di chi questo paese lo conosce bene grazie a numerosi viaggi e alla passione maturata nel corso degli anni.  
La prima parte del resoconto di viaggio riguarda Kyoto: città con circa 1,5 milioni di abitanti, nota come “la città dai mille templi”, che in passato fu la capitale del paese per più di un millennio. Essendo stata quasi interamente risparmiata dalla seconda guerra mondiale, Kyoto è considerata il più grande reliquiario della cultura giapponese, e per questo inserita nei siti protetti dall'UNESCO. È una sede universitaria di importanza nazionale e centro culturale di livello mondiale. Proprio qui è stato redatto il famoso Protocollo di Kyoto nel 1997.
La città è famosa soprattutto per i bellissimi giardini zen annessi ai templi, ma anche perché luogo di origine della maggior parte delle più antiche forme d'arte giapponesi: dalla cerimonia del thè al teatro Kaburi, dall'Ikebana alla danza Kyomai.
Assolutamente da non perdere è la visita al Tempio Kiyomizudera, uno dei più famosi di tutto il Giappone nonché patrimonio UNESCO dal 1994. Fondato nel lontanissimo 778, prende il nome dalle acque sacre della cascata Otowa che si trova proprio sotto la terrazza del tempio e dalla quale si gode una splendida vista su tutta la città...>>>

lunedì 6 luglio 2015

La Storia delle IPA (quella vera!)

Spaceman IPA by Brewfist
Se siete stati in un locale che vende birra artigianale saprete anche voi che uno degli stili di birra più in voga del momento è l'India Pale Ale, abbreviato spesso in I.P.A. (da leggere aipiei). Non mi scervellerò in questa sede sulle ragioni del suo successo, ma di seguito vi proporrò un breve resoconto della storia della sigla più famosa della birra artigianale, dagli albori ad oggi, sfatando miti sentiti e risentiti in tutti i pub. 

La maggior parte delle notizie derivano dalle ricerche del giornalista, storico e divulgatore birrario inglese Martyn Cornell.

Per cominciare facciamo un salto indietro di circa 200 anni e proviamo a capire com'era la situazione in Inghilterra nei primi anni dell'Ottocento. 
Se foste entrati in un pub e aveste chiesto genericamente una “beer”, vi sareste visti servire una Porter, la birra più bevuta dalla classe lavoratrice inglese. Era scura e ben luppolata: il nome beer, infatti, si ricollega alla tradizione continentale di definire “birra” una bevanda derivata dalla fermentazione del malto d'orzo e aromatizzata esclusivamente con il luppolo (si pensi al Reinheitsgebot bavarese). 
Se, al contrario, aveste chiesto una “ale” vi sarebbe stata servita una Mild. La radice di ale deriva da una parola delle popolazioni germaniche che indicava un prodotto fermentato a base di cereali, in cui però non veniva necessariamente aggiunto il luppolo. Il termine Mild, invece, significa dolce/mite/blando e nasce proprio per indicare una birra più chiara e meno amara rispetto alle Porter (a causa di una minore luppolatura e della mancanza di malti neri torrefatti); il colore delle Mild variava da giallo dorato a ramato carico e si potevano bere senza dover aspettare una lunga maturazione.
Da una costola delle ale nacquero le pale ale, di colore più chiaro e maggiormente luppolate rispetto alle prime. Nei pub erano identificate col nome di Bitter (traducibile letteralmente in amaro) e venivano servite dopo una maturazione di alcuni mesi. 
Bass & Co. Brewery, Burton upon Trent
Le pale ale di maggiore successo erano quasi tutte prodotte nella cittadina di Burton upon Trent, nello Staffordshire; l'acqua dei pozzi di Burton era, infatti, particolarmente ricca di solfati e questa peculiarità andava ad esaltare le caratteristiche dello stile. 
Ogni birrificio produceva Bitter in diverse versioni, da quelle più leggere a quelle più forti: la versione più estrema era quella delle Stock Pale Ale, birre pesantemente luppolate e di gradazione alcolica più elevata, da far maturare 12 mesi ed oltre. 
Tutte queste birre luppolate erano più care delle Porter e delle Mild ed andavano molto di moda tra le classi benestanti, che le usavano per distinguersi dalla massa...>>>

mercoledì 10 giugno 2015

Il mio Arrogant Sour Festival 2015

Per il terzo anno consecutivo l'Arrogant Pub ha organizzato ARROGANT SOUR FESTIVAL, un festival dedicato solamente alle birre acide!, che si è svolto a Reggio Emilia dal 29 al 31 Maggio. La scelta della location è caduta su un prestigioso chiostro del 1600 in pieno centro: i Chiostri della Ghiara, in cui si trova anche l’ostello della città con 100 posti letto in cui sono stati ospitati i relatori, i birrai ed i publican del Festival.
Per questo evento speciale erano presenti oltre 60 produttori, tra italiani e stranieri, con almeno 150 etichette proposte alla spina, a pompa e a caduta; sono state montate ben 70 spine su un unico bancone di oltre 40 metri ed è stata attrezzata anche una bottaia nel chiostro più piccolo, dove erano presenti alcune birre spillate direttamente dalla botte di maturazione! Accanto alle birre, l’ottima cucina Reggiana è stata parte integrante del Festival. Piccoli produttori locali erano presenti con i loro stand e parte dei menu erano interamente dedicati ai prodotti locali sia caldi (lasagne, tortelli, …) che freddi (prosciutto, formaggi, ciccioli, erbazzone…).

Come era organizzato il festival
Bancone dell'Arrogant Sour Festival 2015
All'entrata dei Chiostri si acquistava il bicchiere da degustazione (7€), serigrafato con il logo della manifestazione, e i gettoni con i quali si potevano acquistare gli assaggi, le bottiglie, il cibo e i gadget. Ogni gettone valeva 1€.
Su ogni spina era segnalato il produttore, il nome della birra, una breve descrizione, il grado alcolico e il numero di gettoni necessari per avere un assaggio da 15cl; quindi, la quantità era fissa, ma variava il numero di gettoni per acquistarla. Le birre più economiche valevano 2 gettoni, ma si poteva arrivare anche fino a 5 gettoni per un assaggio di birre particolari come le Xyauyù di Baladin.

The Gose Strikes Back
La prima birra che ho assaggiato è stata The Gose Strikes Back (4,8% abv) dell'inglese Beavertown Brewery, una Gose con aggiunta di more.
Gose è uno stile di birra molto particolare appartenente alla tradizione tedesca; nacque circa nel XVI secolo nella cittadina di Goslar, ma nei secoli a seguire divenne lo stile tipico della vicina Lipsia. Si tratta di birre ad alta fermentazione prodotte a partire da una base di malto d'orzo "pils" e malto di frumento (50-60%) a cui viene aggiunta in bollitura una certa quantità di luppolo tedesco, coriandolo, sale e lactobacillus (che donano alla birra una nota lattica spiccatamente acidula). Il corpo solitamente è molto esile e la chiusura è piuttosto secca, mentre l'amaro dev'essere quasi del tutto impercettibile. Questa birra è dominata da aromi speziati e minerali e la bassa gradazione alcolica la rende particolarmente estiva e dissetante.
Devo dire che la versione di Beavertown con le more non mi è dispiaciuta affatto, anzi è stata un'ottimo inizio di serata...>>>

lunedì 25 maggio 2015

Come un birrificio artigianale può perdere la retta via: la cessione di Meantime a SAB Miller

Nel mondo della birra artigianale è stata accolta con grande sorpresa la notizia della vendita di uno dei più importanti birrifici artigianali inglesi alla multinazionale SAB Miller (la seconda più grande società di produzione birraria in tutto il mondo). L'AD di Meantime ha rivelato che tale decisione è stata presa perché sembrerebbe che il birrificio non abbia più le risorse e la capacità necessarie per andare avanti "fino alla successiva fase del suo percorso di crescita".
Nick Miller - che si è unito all'azienda in qualità di CEO nel 2011 - ha infatti detto che lui e Alastair Hook (fondatore del birrificio), assieme al resto del consiglio di amministrazione, stavano pensando già da qualche tempo a una partnership con un grande produttore di birra al fine di consentire una crescita ulteriore della società. 
"Eravamo sul punto di prendere una decisione e abbiamo pensato che una partnership sarebbe stata la scelta migliore per andare a rifinanziare il birrificio" ha detto Miller. "Penso che avremmo potuto vendere tutto a un'importante produttore di birra, potevamo tentare la strada del crowd-funding o anche chiedere un prestito in banca, ma è un po' troppo semplicistico minimizzare questa situazione a un mero rifinanziamento economico. Bisogna anche fare i conti con la capacità produttiva dell'azienda, le capacità ingegneristiche, le capacità di fare marketing e di gestire il mercato globale [...]. Il lato finanziario non è mai stato un problema per noi, perché abbiamo un ottimo rapporto con la nostra banca. Il problema verteva più sulla domanda: 'come si fa a sostenere la crescita, rispetto alle limitate capacità interne della società?' Questa è la sfida strategica fondamentale per noi e la partnership con SAB aiuta enormemente a superarla".
Nick Miller
Miller ha poi rivelato come il processo che ha portato alla vendita del birrificio sia iniziato da un incontro casuale avvenuto lo scorso marzo: "Un vecchio amico, con cui avevo lavorato in passato, stava organizzando una festa per il suo 50° compleanno e mi ha telefonato per comprare un po' della nostra Pale Ale. Così è venuto in birrificio e, tra un boccone e una birretta, mi ha chiesto come stessero andando gli affari. Ho detto: 'Beh, siamo prossimi a una nuova fase in cui abbiamo bisogno di trovare nuove capacità e risorse. Abbiamo una serie di opzioni, potremmo farlo da soli, ma potremmo farlo meglio con una partnership con un produttore di birra che ci sappia dare l'esperienza e i mezzi necessari di cui abbiamo bisogno.'
Quattro o cinque giorni dopo, il suo capo a SAB Miller venne da me e mi disse: 'Guarda, ecco l'occasione che fa al caso vostro, volete considerare la nostra offerta?' " ...>>>

venerdì 15 maggio 2015

Pils Pride 2015: mi hanno detto che...


Per il terzo anno di fila ho avuto la fortuna di essere presente al festival delle Pils organizzato dal Birrificio Italiano.

Rispetto agli anni passati (2014 e 2013), questa volta c'era anche l'angolo della Franconia (FrankenCorner) con alcune pilsner alla spina e a caduta selezionate direttamente dal Macchè di Roma.


Sabato mattina è stata organizzata una degustazione alla cieca di 10 pilsner. La cieca si è svolta in due fasi. Nella prima fase, a ogni partecipante è stato consegnato un foglio con i 10 nomi delle birre scelte (in ordine casuale) e poi sono stati consegnati 10 bicchierini da degustazione con dentro le varie pils.

Ogni degustatore ha fatto un'analisi libera delle birre, prendendo degli appunti per aiutarsi durante la seconda fase. Quando la prima fase è terminata, ogni partecipante è stato mandato alle spine a riassaggiare le 10 birre (questa volta, però, erano consci di cosa avessero nel bicchiere). Nella seconda fase, l'arduo compito dei partecipanti è stato quello di cercare di associare le birre degustate alla cieca con quelle note. Per la cronaca, il miglior risultato è stato di 5 birre su 10. Il vincitore si è portato a casa una cassa di Cassissona, una birra del birrificio Italiano fatta con l'aggiunta di ribes nero (cassis).

Nel pomeriggio, invece, è stato organizzato un simposio sui luppoli per parlare della tradizione dei luppoli del Tettnang e analizzare la nascente cultura delle coltivazioni italiane. Erano presenti all'incontro Marie di Locher Hopfen ed Eugenio Pellicciari di Italian Hops Company.


Domenica è stata la volta dell'incontro con i birrai. Erano invitati i rappresentati di Birra Stavio, Birrificio Rurale, Birrificio Aleghe e Ritual Lab. Agostino Arioli - organizzatore del Pils Pride e fondatore del Birrificio Italiano - ha svolto un'intervista con degustazione in cui sono state raccontate le storie e la filosofia dei birrifici, aneddoti ed idee per il futuro.
Ora viene la parte brutta...>>>


lunedì 4 maggio 2015

Report: Tre giorni di birra a Copenhagen

Nyhavn
Così come gli altri paesi scandinavi, anche la Danimarca - e in particolare la sua capitale Copenaghen -, sta diventando una delle destinazioni europee che attira maggiormente l'attenzione per il movimento birrario artigianale. Va detto, infatti, che nell'ultimo decennio Copenaghen si è guadagnata la reputazione di avere alcuni fra i più innovativi birrifici al mondo (basti pensare a Mikkeller, una delle beerfirm più importanti e famose al mondo); di conseguenza, per qualsiasi “(craft) beer aficionado” una visita alla graziosa capitale danese è pressoché d'obbligo. 

Stroget
La città, la cui superficie non è sicuramente una tra le più estese d'Europa, è situata sulle isole Sjælland e Amager (e da quest'ultima prende nome anche l'omonimo birrificio). Caratteristica da apprezzare è la possibilità di poter raggiungere facilmente a piedi o in bicicletta (come fanno i danesi), tutti i siti d'interesse turistico e soprattutto birrario! 
Senza soffermarci sulle attrazioni cittadine tradizionali, vediamo subito quali sono i diversi pub e birrifici che abbiamo visitato...
Il locale si trova in Viktoriagade in un seminterrato abbastanza anonimo e non troppo appariscente. L’arredamento interno è molto minimal e in totale ci sono circa una decina di tavoli divisi fra la sala principale e una saletta laterale. La selezione prevede 20 spine che offrono principalmente Mikkeller (IPA, DIPA, IIPA, Imperial Stout e Sour gli stili più gettonati) ma anche qualche birra ospite. 
Al momento della visita era presente una verticale di Boskeun (De Dolle) dal 2011 al 2015 attaccata alla spina (la 2014 era molto buona). Presenti anche Madamin e BeerBera di Loverbeer, Oude Kriek di Boon e Prairie Ale di Prairie. Assaggi: Mikkeller beer geek brunch weasel, mad beer imperial pils (non buona), de dolle boskeun 2014, mad beer salty sour, prairie ale, mikkeller big worse barley wine, oude kriek boon, mikkeller vesterbro spontain, mikkeller skor bruin, mikkeller black home imp stout. Da segnalare la presenza del Mikkeller restaurant un paio di numeri civici accanto...>>>

giovedì 16 aprile 2015

EXPO 2015 e i migliori craft beer pub di Milano

Come tutto il mondo ormai saprà (e alcuni ne hanno già le palle piene), tra due settimane avrà inizio EXPO Milano 2015, l’Esposizione Universale che l'Italia ospiterà dal 1° maggio al 31 ottobre 2015. Sarà il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione. Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.  Visti gli obiettivi, ha destato quindi molto scalpore la presenza fra gli sponsor di colossi del junk food come coca-cola e mcdonald's; ad ogni modo, si spera che Expo Milano 2015 possa essere la piattaforma per un confronto di idee e soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione, stimolando la creatività dei Paesi e promuovendo le innovazioni per un futuro sostenibile. E' stata predisposta un’area espositiva di 1,1 milioni di metri quadri, con più di 140 Paesi e Organizzazioni internazionali coinvolti, e oltre 20 milioni di visitatori attesi. Per la durata della manifestazione, la città di Milano e il Sito Espositivo saranno animati da eventi artistici e musicali, convegni, spettacoli, laboratori creativi e mostre. Ma non solo. 
Expo Milano 2015 offrirà a tutti la possibilità di conoscere e assaggiare i migliori piatti del mondo e scoprire le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica di ogni Paese. 
E, allora, quale miglior occasione per dare qualche indicazione su dove andare a bere le eccellenze birrarie del Bel Paese... 
Ecco la mia personalissima lista dei migliori pub di birra artigianale a Milano (in rigoroso ordine alfabetico)...>>>

martedì 21 ottobre 2014

Degustazione alla cieca: "Birre Chiare Belghe"

L'altra sera ho partecipato a una degustazione alla cieca di alcune birre artigianali.
Per cercare di contenere le infinite possibilità di scelta, è stato deciso di concentrarsi su un unico "macro" stile birrario, che potremmo definire come "birre chiare belghe (o di ispirazione belga)".

Come funziona una degustazione alla cieca?
Ogni partecipante deve portare una bottiglia di birra appartenente alla categoria scelta. La bottiglia deve essere resa irriconoscibile (un metodo pratico e veloce può essere quello di avvolgerla nella carta stagnola e colorare il tappo con un bianchetto o un pennarello indelebile).
Può essere utile, ma non fondamentale, munirsi di schede di degustazione (facilmente scaricabili da internet) o di semplici fogli su cui prendere qualche appunto.
In genere la degustazione può procedere in due modi:
- si può aprire una bottiglia alla volta, degustarla, fare un breve dibattito e poi scartarla per scoprire di che birra si trattava. Passare poi alla bottiglia successiva e così via;
- si possono degustare tutte le birre insieme, una dietro l'altra, lasciando il dibattito alla fine della degustazione per confrontarle e scartarle tutte assieme (con questa tipologia è fondamentale prendere appunti per ricordarsi cosa si è bevuto).

In quest'occasione abbiamo optato per la prima modalità, in modo da avere una degustazione più "aperta" e in cui tutti potessero confrontarsi nel momento stesso della bevuta. Questo metodo è sicuramente più coinvolgente e amatoriale, e permette di ottenere subito un quadro a 360° della birra che si sta assaggiando grazie all'apporto di tutti i partecipanti. La cosa che a molti non piace, invece, è che mentre si parla e ci si confronta qualcuno potrebbe essere influenzato e individuare aromi o difetti che da solo non avrebbe scovato. Sta a voi quindi decidere come agire.
Prima di cominciare a parlare delle birre che abbiamo assaggiato, voglio consigliare (soprattutto a chi è alle prime armi) di "resettare" le papille gustative tra una birra e l'altra mangiando un pezzetto di pane e/o bevendo un sorso d'acqua frizzante. Può sembrare una cosa banale ma spesso aiuta molto.
Vediamo ora le birre che abbiamo provato durante la serata...

- BIRRA  I

ASPETTO: La prima birra che abbiamo provato si presentava di colore giallo dorato e leggermente velata. La schiuma non era particolarmente persistente e dopo poco non ha lasciato traccia.

AROMA: tipiche note speziate e fruttate (soprattutto pera) conferite dal lievito belga utilizzato.

GUSTO: in bocca è molto rinfrescante con aromi fruttati e agrumati, speziata (forse con utilizzo di erbe/spezie), piuttosto secca e amarognola nel finale. Si avvertono anche una punta di fenolico e di etilico.
GENERALE: nel complesso ci è parsa una birra ben fatta, piuttosto beverina nonostante una gradazione alcolica ipotizzata intorno agli 8% abv, con grande caratterizzazione del lievito belga. La maggioranza ha ipotizzato si trattasse di una Saison e che fossero state utilizzate delle spezie.

CERVESIA di BRASSERIE DUPONT (Belgio)
Si tratta di una birra di difficile collocazione stilistica. Ratebeer la menziona fra le "Traditional Ale", cioè una birra la cui produzione si basa su un'antica ricetta medioevale. Potremmo definirla come una "birra storica" nonché un incrocio fra le moderne Saison e Belgian Strong Golden Ale (a causa dell'alta gradazione alcolica, 8% abv)...>>>


mercoledì 8 ottobre 2014

Report Norvegia: Oslo, la capitale (birraria) - Pt.3

Dopo aver attraversato la Norvegia in tutta la sua lunghezza - dall'estremo sud a Capo Nord - ed aver percorso oltre 4.000 km, abbiamo preso l'aereo da Alta e siamo tornati al nostro punto di partenza: Oslo capitale.
Prima di tornare a casa, abbiamo avuto modo di visitare la città un paio di giorni.
Per quel che mi riguarda, ho cercato di visitare il maggior numero di locali di birra artigianale e credo di essermela cavata piuttosto bene. Non posso dire lo stesso per il mio portafoglio! :-P
Oslo è una città interessante sotto certi aspetti, ma è molto lontana dall'essere una grande meta turistica come lo sono le altre capitali europee come Roma, Londra o Praga. Anche il numero di abitanti è abbastanza esiguo (ci aggiriamo intorno alle 600.000 persone, che per intenderci sono le stesse di Genova). Il centro è relativamente piccolo ma grazioso. Ricordo di averlo percorso più e più volte a piedi per raggiungere le mie mete birrarie, rimbalzando da una parte all'altra della città in circa 20 minuti. Fattibilissimo.
E' sicuramente una città cosmopolita e moderna come lo è gran parte della Norvegia (almeno per mentalità). A livello di offerta birraria, sia per qualità che per numero di locali specializzati, credo che siamo un po' sotto al livello di Milano...con qualche eccezione. Secondo me a Milano il movimento della birra artigianale è ben visibile ormai da anni e questo si rispecchia in molti locali molto ben "equipaggiati", alcuni dei quali sono nati solo negli ultimi 2/3 anni. La Milano Beer Week che si è conclusa un paio di settimane fa ha messo in mostra tutte le qualità dei 15-20 locali di birra artigianale più prestigiosi della città, da quelli più storici a quelli più recenti, e la mia impressione è stata che si sta cominciando ad uscire dal bozzolo della nicchia e a fare sul serio. A Oslo invece ho trovato solo 1-2 posti davvero impressionanti, gli altri nella media e qualcuno deludente. Ho visitato in totale una decina di locali (considerati anche da Ratebeer fra i migliori della città e della Norvegia intera); vediamoli ...>>>

mercoledì 10 settembre 2014

Report Norvegia: da Trondheim a Nordkapp - Pt.2

Se ti sei perso la prima parte del viaggio... >>> Report Norvegia: da Milano a Kristiansund - Pt.1

TRONDHEIM

Facciata della NTNU
Dopo la nostra breve permanenza a Kristiansund, siamo ripartiti sulla 70 e abbiamo poi imboccato la E39 e la E06 per arrivare a Trondheim. Questa è la terza città più grande della Norvegia e si tratta anche di una città universitaria. Trondheim si sviluppa sulla sponda del Trondheimsfjord ed è attraversata dal fiume Nidelva. Al di là del fiume, in cima a un promontorio, si trova proprio il castello in cui ha sede la Norwegian University of Science and Technology, una vera istituzione cittadina famosa in tutto il Paese per le facoltà di ingegneria e di neuroscienze. La NTNU è la seconda più grande università fra le 8 presenti in Norvegia e comprende ben 52 dipartimenti.
Interno dell'Antikvariatet
Dopo aver visitato la parte alta, siamo andati a fare "merenda" all'Antikvariatet, un piccolo café/bar tutto colorato che offre la possibilità di sedersi ai tavolini fuori quando c'è bel tempo. All'interno è molto simile a una piccola tavola calda e presenta delle librerie lungo le pareti. Su ogni tavolo la lista del menù è pinzata a un libro d'epoca originale (a me è capitato il libro di un italiano, casualmente). 
Porter di Nøgne Ø
Alle spine ho trovato solo birre industriali (ma sul retro, vicino al bagno, ho notato alcuni keykeg del microbirrificio norvegese Austmann e uno di Berliner Weisse), mentre in bottiglia avevano circa una decina di etichette norvegesi. Ho scelto di bere la Porter di Nøgne Ø abbinandola ad uno squisito brownie al cioccolato con mirtilli e panna montata fatta in casa. Nonostante non fosse un vero e proprio pub di birra artigianale, questa perfetta accoppiata mi ha fatto tornare di perfetto umore!...>>>